Associazione per la difesa del suolo e delle risorse idriche

I CENTO ANNI DEL LAGO AMPOLLINO.

L'articolo di Massimo Veltri rievoca, a cento anni di idstanza, la realizzazione, sull'altopiano della Sila, del lago Ampollino, che fu pensato in realtà, dal grande ingegnere Angelo Omodeo, come elemento centrale di una rete di invasi interconnessi destinati alla produzione di energia, all'uso irriguo e idropotabile.

Ricordare "la più significativa impresa industriale realizzata nel Mezzogiorno" (secondo la definizione che ne diede negli anni '80 il prof. Barone) è tutt'altro che un esercizio celebrativo. Ci interroga piuttosto sull'oggi, sulla difficile ricerca di un approccio di sistema a sempre più ricorrenti alluvioni e siccità, alla crescita del fabbisogno energetico, alle crisi dell'ambiente e delle aree interne.

L’anno che verrà, il 2027, ricorreranno cento anni dalla nascita del lago Ampollino, un’impresa poderosa resa possibile da una molteplicità di fattori, primo fra tutti la visione di un tecnico valoroso nato in Lombardia e affermatosi nel mondo intero nella progettazione e l’esecuzione di schemi idrici: l’ingegnere Angelo Omodeo. I capi del governo che resero possibile l’idea di imbrigliare le acque in alta quota e utilizzarle a scopi plurimi erano Giolitti prima e Nitti dopo, con il concorso determinante di istituti bancari e ovviamente di competenze tecniche che all’epoca vedevano primeggiare il nostro Paese in tutto il mondo: costruttori di dighe, impiantisti elettrici, ingegneri idraulici erano il nostro fiore all’occhiello. 

L’idea base dell’impresa di Omodeo consisteva nel mettere al servizio della intera comunità nazionale risorse naturali e ingegno e operosità dell’uomo senza distinzione alcuna fra nord e sud e anzi con il sud come motore dell’operazione. Il sud con i corsi d’acqua che sgorgavano sull’Altipiano della Sila, ricchi regimi piovosi, dislivelli altimetrici utili alla trasformazione dell’energia da potenziale a cinetica, quindi magnetica e infine elettrica. 

Ma non solo la produzione energetica, da esportare dappertutto si badi bene, era la finalizzazione dell’impresa di Omodeo bensì anche quella irrigua, idropotabile, ricreativa, di regolazione degli afflussi e dei deflussi in termini di difesa del suolo e contenimento delle piene. Una impostazione di assoluta modernità che fa il paio con l’altra innovazione che consentì al professore Barone dell’Università di Catania di definire la nascita dei laghi silani, negli anni ottanta del secolo scorso, ‘la più significativa impresa industriale realizzata’ nel Mezzogiorno: pensare, cioè, non a un solo lago ma a una rete interconnessa così che uno potesse fungere da ausiliario agli altri allorquando si fossero verificate condizioni di scarsità della risorsa idrica. In verità è proprio l’impianto dell’Ampollino a fungere da cuore e polmone del sistema, con le centrali di Timpagrande, Orichella e Calusia – tutte sul versante jonico – mentre la diga di Nocelle sull’Arvo in prossimità di Lorica e quella sul Savuto a Poverella nel comune di Parenti hanno la funzione di riversare le loro acque allorquando l’Ampollino ne ha bisogno tramite gallerie e impianti di sollevamento ma senza fornire un diretto contributo di energia idroelettrica. 

Il Cecita guarda sul versante che si affaccia sulla valle del Crati ed è collegato al piccolo ma estremamente suggestivo lago di AriaMacina e la sua produzione di energia è assolutamente rimarchevole.

Ci sono pagine di testimonianze dirette che descrivono le attività in quegli anni in cui si intrecciavano le vite delle maestranze delle ditte costruttrici – in primis la SME di Napoli, non si era ancora in tempi di nazionalizzazione – con le comunità locali e ebbe inizio il processo di contaminazione di costumi, linguaggio, modi di vivere che iniziava a parlare di modernità. A Cotronei, paese dell’idroelettrico, sono custoditi manufatti, progetti e immagini di quella cavalcata che insieme alla rottura del latifondo voluta dalla legge Gullo costituisce una pietra miliare della nostra storia. Certo, la storia della terra ai contadini avrebbe potuto avere un epilogo migliore, e indubbiamente l’epopea dei laghi venne interrotta per diretto ed esplicito intervento dei grandi proprietari terrieri del Marchesato: le acque della Sila era previsto dovessero essere la premessa indispensabile per l’industrializzadione del crotonese, ma l’impronta che ancora oggi lasciano sul territorio e nella vita individuale e collettiva nostra è indelebile.

Oggi parlare di acque è sempre più d’attualità, con l’alternarsi di alluvioni e siccità, incendi e agricoltura versus industria, spopolamento delle aree interne, salvaguardia dell’ambiente e domanda crescente di approvvigionamenti energetici, mentre il quadro normativo non segue ne’ indica il passo da seguire: c’è bisogno di un adeguamento di sistema e non di tamponare di volta in volta le emergenze ahimè di continuo all’ordine del giorno, tanto a livello locale che nazionale. La UE spinge con direttive a getto continuo, noi non corrispondiamo, e forse dai territori più direttamente interessati, i nostri, silani e presilani, potrebbe venire la sollecitazione decisiva. Quando, dopo anni e anni, la navigabilità del lago Cecita, proprio in questi giorni è diventata finalmente realtà, affiancando quella da tempo operativa sull’Arvo, non cogliere l’occasione per esercitare un ruolo da protagonista risulterebbe colpevolmente omissivo.

pencilfile-emptyarrow-uparrow-downarrow-right linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram