Le indiscrezioni pubblicate da Il Sole 24 Ore dell'11 aprile 2026 intorno al nuovo disegno di legge che dovrebbe dare il via a un nuovo "piano nazionale contro il dissesto idrogeologico" che si andrebbe a sovrapporre al preesistente "piano per la mitigazione del rischio idrogeologico" apre un serio interrogativo sulla qualità del percorso di ristrutturazione (o destrutturazione) della governance della difesa del suolo.
L'articolo di De Nardo ricostruisce le evoluzioni normative dell'ultimo decennio ed evidenzia l'incongruenza di un processo che ha portato a costituire, in successione, cabine di regia sempre diverse e ad approntare piani e programmi in perpetua sovrapposizione.
Il decennio appena trascorso ha visto numerosi tentativi di riforma della governance. Nel 2014 fu istituita dal governo Renzi la struttura di missione “Italia Sicura”, su un’idea dell’architetto e senatore a vita Renzo Piano, con il compito di coordinare tutte le strutture dello Stato per attivare cantieri con gli oltre 2,4 miliardi di euro non spesi dal 1998.
In tre anni «vennero investiti 2.260 milioni di euro in 1.781 opere e vennero sbloccate opere per oltre un miliardo di euro rimaste ferme nelle contabilità locali per inutili lungaggini. Grazie alla Struttura, in 30 giorni i Presidenti di Regione (commissari straordinari al dissesto) potevano dare tutte le autorizzazioni allo sblocco delle opere che, precedentemente, restavano ferme per intoppi burocratici»[1]. A luglio 2018, con il governo giallo-verde, un decreto-legge cancellò la Struttura di Missione e restituì al Ministero dell’Ambiente le funzioni in materia di emergenza ambientale, contrasto al dissesto idrogeologico, difesa e messa in sicurezza del suolo e sviluppo delle infrastrutture idriche. Qualche mese dopo, con un secondo decreto-legge, si stabilì di costituire una nuova cabina di regia, con il compito di «verificare lo stato di attuazione degli interventi connessi a fattori di rischio per il territorio, quali dissesto idrogeologico, vulnerabilità sismica degli edifici pubblici, situazioni di particolare degrado ambientale necessitanti attività di bonifica e prospettare possibili rimedi»[2]. La cabina di regia fu poi istituita a febbraio 2019 e battezzata “Strategia Italia”[3]. Contemporaneamente, su proposta del Ministero dell’Ambiente, fu varato il “piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela delle risorse ambientali”, detto anche “Proteggitalia”, che contava su una dotazione economica di 14,3 miliardi di euro per il triennio 2019-2021[4].
Passa il tempo, cambiano i governi. Col governo di destra uscito dalle elezioni del 2022 scompare dai radar “Strategia Italia”. Ora c’è il dipartimento “Casa Italia”, incardinato nella Presidenza del Consiglio dei ministri, che supporta nello svolgimento dei compiti relativi alle «attività di prevenzione e di contrasto al dissesto idrogeologico e di riduzione del rischio sismico, nonché alle attività connesse a singoli progetti di valorizzazione e sviluppo del territorio»[5].
Nel frattempo si succedono gli eventi disastrosi: ultimi la frana di Niscemi (gennaio 2026) e quella di Petacciato (aprile 2026). Per entrambe si tratta di una instabilità nota da decenni o da secoli; per entrambe vi sono finanziamenti non spesi da tempo e tardivi progetti di consolidamento.
Sul Sole 24 ore dell’11 aprile 2026 si apprende dell’esistenza di un nuovo disegno di legge che «dovrebbe dare il via a un Piano nazionale contro il dissesto idrogeologico», ma è «fermo in un Dipartimento del ministero dell’Ambiente da ben 28 mesi»[6] (più o meno, dalla fine del 2023). Nella bozza di decreto, proposto dal Ministero per la Protezione Civile, si legge dell’istituzione di un “Sistema nazionale difesa suolo”, il cui cuore è ancora una cabina di regia destinata a soppiantare la vecchia “Strategia Italia”. La nuova cabina di regia (non sappiamo se e come sarà battezzata, probabilmente “Qualcosa Italia”) dovrà «predisporre e presentare, entro tre mesi e 15 giorni dall’approvazione del testo, il Piano nazionale antidissesto: un programma dettagliato con la mappa degli interventi strategici sopra i 10 milioni di euro ritenuti necessari»[7]. E intanto al Ministero dell’Ambiente si lavora al “piano per la mitigazione del rischio idrogeologico” – edizione 2026, «chiedendo alle Regioni di presentare le proprie proposte nei limiti delle risorse disponibili»[8].
Più che a un’evoluzione fisiologica della governance viene da pensare al volo pazzo di un moscone chiuso in una campana di vetro, allo zigzagare della sua traiettoria di volo, alle innumerevoli testate che si infrangono sulla parete trasparente nel vano tentativo di uscire all’aperto.
[1] Cfr. Italia Sicura: cos’era e come nacque la Struttura di Missione contro il dissesto idrogeologico, in Il Riformista, 19 maggio 2023.
[2] Decreto-legge 28 settembre 2018 n. 109, Disposizioni urgenti per la città di Genova, la sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti, gli eventi sismici del 2016 e 2017, il lavoro e le altre emergenze, convertito con modificazioni dalla legge 16 novembre 2018, n. 130, in GU supplemento ordinario n. 269 del 19/11/2018.
[3] DPCM 15 febbraio 2019, Istituzione della cabina di regia Strategia Italia, in GU serie generale n. 88 del 13/4/2019.
[4] DPCM 20 febbraio 2019, Approvazione del Piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico, il ripristino e la tutela della risorsa ambientale, in GU serie generale n. 88 del 13/04/2019.
[5] Cfr. sito web del Dipartimento Casa Italia, Presidenza del Consiglio dei Ministri, https://www.casaitalia.governo.it/generali/dipartimento/competenze/. Ultima consultazione 11 aprile 2026.
[6] M. Perrone, Dissesto idrogeologico, fermo da 28 mesi il Piano che riporta la regia a Palazzo Chigi, in Il Sole 24 ore, 11 aprile 2026.
[7] Ibidem.
[8] Ibidem.