Il rapporto è stato pubblicato dall'Istituto per l'acqua, l'ambiente e la salute dell'Università delle Nazioni Unite (UNU - INWEH) in occasione del suo trentesimo anniversario.
Il rapporto affronta il tema dell'impronta ambientale dell'IA, che non è solo una tecnologia digitale, ma anche un sistema materiale con costi ambientali misurabili. Il rapporto quantifica l'impronta di carbonio, idrica e del suolo associata all'energia utilizzata per addestrare, implementare e gestire i sistemi di IA.
I dati forniti dal rapporto sono allarmanti. Entro il 2030 il consumo idrico dell'IA corrisponderà al fabbisogno di 1,3 miliardi di persone, mentre il consumo energetico triplicherà quello di 650 milioni di persone. Il consumo di suolo dei data center globali supererà i 14.500 kmq. Per contenere gli impatti gli estensori del rapporto auspicano un ecosistema di IA responsabile, fondato su trasparenza, efficienza, equità e giustizia ambientale, responsabilità del ciclo di vta, cooperazione globale e utilizzo sostenibile.
Occorre integrare l'IA nella pianificazione energetica, climatica, idrica e dell'uso del suolo, per non trasferire i costi ambientali dell'innovazione sulle comunità vulnerabili.