Associazione per la difesa del suolo e delle risorse idriche

ACEA – INTESA S. PAOLO: OSSERVATORIO SUL SETTORE IDRICO N. 2 – LA SFIDA DELL’ACQUA NELL’AGRICOLTURA DEL TERZO MILLENNIO. LUGLIO 2025.

L’Osservatorio ACEA Intesa San Paolo ha pubblicato a luglio 2025 un documento molto ben articolato dal titolo ambizioso “La sfida dell’acqua nell’agricoltura del terzo millennio”.

Lo studio parte dallo stato dell’arte dell’agricoltura italiana e seppure in mancanza dei dati (che saranno disponibili una volta pubblicato l’ultimo Censimento ISTAT dell’agricoltura 2020) riesce a fornire alcune valutazioni che esaltano il peso economico e sociale del settore primario: solo a titolo d’esempio in Italia  il valore aggiunto per ettaro è di 3.000 euro, quasi il doppio di quello di Francia o Spagna; la percentuale della superficie dedicata al biologico è la più alta in Europa, con il 18,8% della SAU totale.

Entrando nello specifico dello stato dell’irrigazione in Italia, da una parte se ne sottolinea l’alta valenza come fattore produttivo, tanto che ben il 20% della SAU è coperta da sistemi di irrigazione a fronte del 13,2% della Spagna e del 4.6% della Francia, e dall’altra si certifica che il sistema di distribuzione irriguo italiano palesa una evidente inefficienza. In proposito, assumendo il rapporto fra il valore aggiunto in dollari USA e il volume di acqua prelevata in metri cubi come indicatore aggregato dell’efficienza dei consumi idrici nel comparto agricolo. risulta che l’Italia con 15,4 dollari/mc si collocherebbe dietro alla Francia e alla Germania, rispettivamente con 26,3 $ e 27,4 $.

In proposito nel quadro delle politiche pubbliche assumono una valenza strategica i meccanismi europei di finanziamento, sempre più vincolati al rispetto di standard ambientali stringenti: in particolare, l’efficienza nell’uso dell’acqua rappresenta oggi una condizione necessaria per accedere a risorse economiche comunitarie, segnando un deciso cambio di paradigma nelle dinamiche di supporto al settore agricolo.

D’altra parte, come certificato autorevolmente dalla Corte dei Conti europea, la Politica Agricola Comunitaria PAC, nonostante le “buone intenzioni”, ha contribuito più alla diffusione dell’uso dell’acqua che alla sua razionalizzazione.

La crescente pressione sulle risorse naturali, i cambiamenti climatici e la necessità di un equilibrio tra sviluppo agricolo e sostenibilità ambientale richiedono un nuovo approccio alla gestione dell’acqua.

Secondo il Rapporto l’intero sistema di governance è chiamato a un’evoluzione profonda che sappia valorizzare il ruolo dei consorzi irrigui, l’integrazione tra istituzioni e territorio e l’attivazione di una regia multilivello, capace di rispondere a sfide complesse. L’urgenza e la necessità di una maggiore attenzione alla conservazione, preservazione e utilizzo efficiente della risorsa idrica sono sempre più presenti nell’agenda comunitaria: la pubblicazione della European Water Resilience Strategy (WRS), del 3 giugno scorso, si inserisce in questo contesto.

Di fronte a questo scenario, è necessario costruire nuove strategie di adattamento e resilienza. Tra queste, assumono rilievo le soluzioni tecnologiche ad alto contenuto innovativo, come i sistemi di agricoltura di precisione, la digitalizzazione dei processi irrigui, l’uso di indicatori ambientali per misurare il consumo idrico e la diffusione di modelli di coltivazione a basso impatto. Per garantire la resilienza del sistema agricolo, diviene fondamentale ottimizzare l’uso dell’acqua e migliorarne l’efficienza: è necessario fare un passaggio rapido da pratiche tradizionali a soluzioni avanzate; il risparmio idrico non è più soltanto una buona prassi, ma un obiettivo strategico che deve ispirare ogni scelta aziendale.

Rilievo più originale e interessante nel Rapporto è che, per accelerare l’innovazione tecnologica e rispondere alle sfide, è necessario promuovere un diverso approccio nel campo della formazione di chi deve gestire la risorsa idrica. Il rafforzamento del capitale umano è fondamentale; la formazione di figure professionali in grado di interpretare il nuovo paradigma produttivo rappresenta un passaggio indispensabile per promuovere una gestione integrata dell’acqua che tenga insieme redditività e sostenibilità.

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