Lo scorso 19 marzo è stato presentato il XXI rapporto sull'acqua di Cittadinanzattiva, organizzazione impegnata in attività di monitoraggio civico, informazione e tutela dei cittadini-consumatori sui servizi pubblici essenziali e sulle condizioni di sostenibilità ambientale e sociale.
Tra i numerosi dati forniti dal rapporto (risultanti da statistiche ISTAT, dal blue book 2025 di Utilitatis e da ricerche svolte dalla stessa Cittadinanzattiva) segnaliamo i seguenti, relativi al 2024:
- negli ultimi 20 anni la quota di territorio nazionale colpita da siccità estrema è cresciuta del 120% rispetto ai 50 anni precedenti;
- il 48% della rete acquedottistica è di età non nota; del 52% rimanente l'8% ha meno di 10 anni, il 68% ha più di 30 anni; dei 265.526 km di rete esistenti in Italia 35.000 km hanno più di 50 anni;
- le perdite di rete assommano in Italia al 42,4% (Nordovest 33,5%, Nordest 37,2%, Centro 43.9%, Sud 50,5%, Isole 51,9%);
- 846 sono gli agglomerati in procedura di infrazione comunitaria per la depurazione delle acque reflue; 649 nel Sud, pari al 76,0%;
- sono 1368 (18%) i Comuni con almeno un segmento del servizio idrico integrato gestito in autonomia; l'82% è nel Sud; nel complesso le gestioni in economia sono diminuite di 700 unità in 7 anni;
- al 30 giugno 2025 il 53% dei progetti finanziati con il PNRR sono conclusi o in via di collaudo;
- con la fine del PNRR si profila un pericoloso effetto 'scalino' dovuto all'esaurimento della fonte di finanziamento europea.
Quelli ottenuti dalla ricerca di Cittadinanzattiva sono ancora una volta dati indicatori di forti ritardi nell'adeguamento strutturale delle reti e nell'efficientamento della governance, in un contesto reso sempre più problematico dall'avanzare degli effetti del cambiamento climatico.