Nella veste di direttore generale delle due amministrazioni unificate di 'Ponti e Strade' e 'Acque Foreste e Cacce', incarico assunto appena un anno prima, Afan de Rivera dà alle stampe, nel 1825, la "Memoria intorno alle devastazioni prodotte dalle acque a cagion de' diboscamenti".
Sulla scorta delle osservazioni acquisite "nel giro di recente fatto nelle Calabrie e nel distretto di Nola", l'A. illustra i dissesti prodotti da quelli che una volta erano i "regolati fiumicelli" del Vallo di Diano, delle valli appenniniche calabresi e del territorio nolano, tutti trasformatisi in "indomiti torrentacci" per effetto dei diboscamenti.
In ciò risiede per intero la causa delle devastazioni, delle esondazioni e impaludamenti: dopo che i boschi sono stati distrutti, "per le scoscese pendenze degli elevati monti precipitandosi giù le acque senza incontrare ostacoli, dapprima hanno strascinato seco le terre che le ricoprivano, e quindi smuovendo e staccando le rocce per lo più screpolate nella superficie han rotolato seco grossa ghiaja, ciottoli, sassi e macigni". Così "scolando nel seguito le acque dai terreni i più elevati, i fondi bassi sono divenuti stagni o paludi che per le loro pestifere esalazioni distruggono la popolazione coltivatrice dei contorni".
Dunque secondo Afan de Rivera bisogna allontanare le cause della devastazione ricostituendo la copertura forestale dei versanti, dopo di che diventa "agevole impresa il bonificare le valli e le pianure ove per la loro fertilità può tosto risorgere la più florida coltura".